Bergamotto di Reggio Calabria frutto

Il Bergamotto di Reggio Calabria è un agrume che
prospera in maniera ottimale solo nella fascia costiera
reggina, che va da Scilla a Monasterace, fino ai 200
metri sul livello del mare e per 3 chilometri circa verso
l’entroterra. Chiamato anche Oro Verde, conosciuto per il suo olio essenziale, viene apprezzato in tutto il mondo. È impiegato nella cosmetica, alla base dei profumi (rappresenta un ingrediente fondamentale nei profumi di qualità), in medicina, pasticceria, gelateria e in cucina. Tra le innumerevoli proprietà del prezioso agrume troviamo:

Energizzante
Anti stress e depressione
Antipiretico
Vermifugo
Antiforfora
Aiuta la digestione
Analgesico e Antibatterico
Disinfettante

 
 
Un solo bergamotto spremuto la mattina ridurrà sia il colesterolo cattivo che il glucosio.
Studi recenti hanno dimostrato che somministrando una o più porzioni da 50ml di
succo di bergamotto ad individui con colesterolo alto, dopo 30 giorni si ha un
aumento del 42% di HDL (colesterolo buono) ed una riduzione del 38% del colesterolo
cattivo, del 41% di trigliceridi e fino al 25% della glicemia.
Il frutto prodotto dalla pianta è un agrume unico di Reggio Calabria, dalle dimensioni simili a quelle di un’arancia, la buccia è di colore verde, gialla quando il frutto è completamente maturo. È composto per l’82% da acqua, contiene acido citrico, zuccheri per il 31,7% (fruttosio, glucosio, saccarosio), proteine, fibre alimentari, fosfati, pectine, flavonoidi e vitamina C.

Tra i minerali presenti: sodio, potassio, calcio e magnesio; tra gli aminoacidi: leucina, lisina, acido aspartico, acido glutammico, fenilalanina, valina, tirosina, GABA, asparagina, serina, treonina, istidina, glicina, arginina e glutammina.

Un solo bergamotto spremuto la mattina ridurrà sia il colesterolo cattivo che il glucosio.

Studi recenti hanno dimostrato che somministrando una o più porzioni da 50ml di succo di bergamotto ad individui con colesterolo alto, dopo 30 giorni si ha un aumento del 42% di HDL (colesterolo buono) ed una riduzione del 38% del colesterolo cattivo, del 41% di trigliceridi e fino al 25% della glicemia.


Il frutto prodotto dalla pianta è un agrume unico di Reggio Calabria, dalle dimensioni simili a quelle di un’ arancia, la buccia è di colore verde, gialla quando il frutto è completamente maturo.
È composto per l’82 % da acqua, contiene acido citrico, zuccheri per il 31,7 % (fruttosio, glucosio, saccarosio), proteine, fibre alimentari, fosfati, pectine, flavonoidi e vitamina C.

Tra i minerali presenti: sodio, potassio, calcio e magnesio; tra gli aminoacidi: leucina, lisina, acido aspartico, acido glutammico, fenilalanina, valina, tirosina, GABA, asparagina, serina, treonina, istidina, glicina, arginina e glutammina.

 


Origini e Storia

Non si conosce l’esatta genesi di questo agrume; il colore giallo indicherebbe una derivazione per mutazione genetica a partire da preesistenti specie agrumarie, quali limone, arancia amara o limetta.
Anche la sua collocazione storica ha generato molte controversie tra i botanici: alcuni lo classificano come specie a sé stante (Risso e Poiteau), mentre altri lo indicano come sottospecie dell’arancio amaro (Swingle).
Alcune leggende fanno derivare il bergamotto dalle Isole Canarie, dalle quali sarebbe stato importato ad opera di Cristoforo Colombo; altre fonti propendono per Cina, Grecia, o dalla città di Berga in Spagna; mentre si narra la storia del moro di Spagna, che per 18 scudi ne vendette un ramo ai signori Valentino di Reggio Calabria, i quali lo innestarono su un arancio amaro in un loro possedimento nella contrada Santa Caterina (Reggio Calabria).
L’etimologia più verosimile è Begarmundi, “pero del signore” in turco, per la sua similarità con la forma della pera bergamotta.

 

La prima piantagione intensiva di alberi di bergamotto (bergamotteto) risale al 1750, ad opera del proprietario Nicola Parisi lungo la costa reggina, nel fondo di Rada dei Giunchi, situato di fronte l’area dove oggi si trova, nel cuore della città, il Lido
comunale Genoese Zerbi. Originariamente, l’essenza veniva estratta dalla scorza
per pressione manuale e fatta assorbire da spugne naturali (procedimento detto “a spugna”), collocate in recipienti appositi (detti concoline).

 

 

Nel 1844, si documenta la prima vera industrializzazione del processo di estrazione dell’olio essenziale dalla buccia grazie ad una macchina inventata dal reggino Nicola Barillà, denominata macchina calabrese, che garantiva una resa elevata in tempi brevi, ma anche un’essenza di ottima qualità, se paragonata a quella estratta a spugna.